
Quando risuonò il campanello di casa , noi eravamo già quasi tutti schierati davanti al televisore, era Tintà, la signora del piano di sotto: veniva sopra da noi, con il figlio, a vedere il Festivàll.
Il televisore era un cubo di legno che racchiudeva un vetro magico, a me piaceva spiarci dentro per vedere le valvole che lentamente si illuminavano.
A mio nonno Mario spettava il posto di onore. Seduto su di una poltrona di pelle verde in prima fila, non faceva in tempo a sedersi che Marino, il gatto di casa, si rifugiava sulle sue gambe, era il suo scaldino morbido, lui lo accarezzava durante tutta la trasmissione e le fusa, che Marino elargiva come ricompensa, facevano da sottofondo ai nostri commenti e giovavano all’umore di mio nonno donandogli tranquillità .
La poltrona era leggermente di lato, rispetto al televisore, al suo fianco sedeva mia nonna, la signora Tintà e mia zia Lidia, giusto dietro il nonno mio padre, mia madre e Marisa, l’altra mia zia, con suo figlio Andrea e Zio Gigi suo marito, Ultimo Ernestino, il figlio di Tintà, che strizzava tutto il tempo gli occhi perchè, sebbene fosse miope, si rifiutava di inforcare gli occhiali. Invece io e mia cugina Marina, l’altra figlia di Marisa, eravamo seduti sulle nostre sedioline davanti a tutti. Insomma la famiglia al completo, perchè allora si viveva tutti assieme nella nostra grande casa a Montesanto.
Quando venne Tintà, che noi chiamavamo zia ma non lo era, mia nonna stava ancora lì a mettere a posto in cucina.
Quell’anno, il 1961, la serata finale fu condotta da Alberto Lionello che aveva già presentato Canzonissima con Lauretta Masiero e Aroldo Tieri.
Lionello, elegante e raffinato, seppe con garbo condurre quella serata durante la quale non mancarono colpi di scena. Fu quello l’anno in cui Celentano sorprese tutti e scandalizzò alcuni dando le spalle al pubblico. Mio nonno non sopportavo quel guitto alquanto scimmiesco che oltre a cantare si dimenava, cosa che non si addiceva ad un artista, sosteneva.
In quegli anni il Festivàll durava quattro giorni, ma non tutti di fila. Nelle prime due serate,che erano trasmesse in radio, venivano presentate dodici canzoni per sera. Al termine di ogni serata i giurati votavano e decidevano quali erano le sei canzoni che avrebbero avuto accesso alla finale. Nella terza serata aveva luogo la passerella in cui venivano eseguite tutte le canzoni che avevano superato le eliminatorie. Seguiva poi un meccanismo di voto diverso dalle serate precedenti: tutti potevano partecipare al voto con una sorta di referendum popolare effettuato attraverso le schedine dell’Enalotto. La canzone vincitrice sarebbe stata proclamata nove giorni dopo, il 6 febbraio
Quella sera mia cugina Marina aveva preparato il foglio con in ordine verticale tutte le canzoni e, come in un foglio excell, sotto a tutti i nostri nomi, elencati in orizzontale, noi avevamo lo spazio per segnare il nostro voto.
Quell’anno ci dividemmo molto, mia madre ricordo diede un voto alto a “Le mille bolle Blu” cantata da Mina. Mina, bella ed elegante com’era, attirava gli sguardi di mio nonno e mio padre, ma loro preferirono dare il massimo dei voti a Milva che cantò “il mare nel cassetto”. Mia Zia Lidia aveva una passione per Pino Donaggio che quella sera cantò insieme a Teddy Reno “Come Sinfonia”, sua sorella Marisa insieme a Tintà invece il loro dieci lo diedero a Betty Curtis che cantò “Al di là” insieme a Luciano Tajoli. Mia nonna, che si era venuta finalmente a sedere con noi, scelse di dare il suo dieci a Sergio Bruni che cantava con Teddy Reno “Mandolino Mandolino”. A me invece era piaciuto molto “Non mi dire chi sei” cantata da Umberto Bindi, struggente e triste , Bindi la cantò con un vistoso anello al dito mignolo, questa cosa fece sorridere un po’ tutti in casa e bisbigliare commenti che allora non compresi, fu così che seguii la decisione di Ernestino e dei mie cugini e non diedi a lui il mio dieci ma a Celentano che cantò 24mila baci.
Non c’erano effetti speciali o particolari effetti, a quel tempo la tv era poco più di una radio con una riproduzione sonora piuttosto insufficiente. Forse proprio per questo ci si concentrava tutti sulle parole e sulla melodia.
Il Festivàll lo vedevamo tutti insieme, famiglia e amici, era il nostro modo di partecipare ad un evento nazionale nel quale la musica e il canto italiano veniva celebrato e trasmesso in Eurovisione. Quell’esercizio di voto ci appassionava anche se la nostra classifica finale, che era la sommatoria di tutti i nostri voti, non rispecchiò mai quella ufficiale.
Quell’anno la canzone vincitrice in casa nostra fu Come Sinfonia, Mina e “le sue mille bolle blu” arrivò seconda e 24mila baci ultima!
Per la cronaca il Festivàll lo vinse Al di là, ma noi giovani ci riprendemmo la rivincita: Celentano arrivò secondo!
Non ho letto un nostalgico racconto….. Ho Visto un vecchio film della tua vita in una bella famiglia allargata a parenti ed amici. Mi è sembrato perfino di sentire le fusa del gatto di tuo nonno accoccolato sulle sue ginocchia! BRAVISSIMO e te lo dico con tutta la sincerità, a volte brutale,che mi caratterizza! Ho letto la descrizione che fai di te stesso……………… Credimi. è proprio quello che pensavo di te. Avoce ti dissi che sei una bella persona
LO CONFERMO IN PIENO!
… Continua a scrivere per il godimento di chi ti legge.
Dette da te queste parole valgono tanto per me. Grazie