E noi saremo sempre qui a viverlo

Nelle mie estati da ragazzo, ho abitato a Lucrino fino al 1974, non mancava mai la passeggiata sul Monte Nuovo con la quale interrompevamo le nostre abituali giornate di mare. Mettevo nel mio tascapane una pera che mia madre non mancava di darmi perché “dissetante” diceva, qualche buon panino e la borraccia piena d’acqua. Salivamo su quel monte per poi scendere nel cratere. Sì, perché quello era un vulcano nato in appena una settimana, ci raccontavano, dopo un lungo movimento bradisismico che aveva fatto riemergere lentamente terre precedentemente sommerse. Il Lago Lucrino non c’era più, e il mare penetrava fino al Lago d’Averno.

 Per noi era normale scendere in quel cratere che dormiva da anni, una avventura fuori dal tempo verso il centro della terra degno di un racconto di Verne.

Trovavamo  altrettanto affascinante osservare le colonne del cosi detto tempio di Serapide che erano riemerse sospinte dal magma nascosto nelle viscere della terra  tanto da mostrare a mezza altezza  i buchi scavati dai datteri di mare.

Il 21 agosto del 1962, avevo 8 anni, ricordo bene quando, mentre io ero per strada a giocare con i miei compagni, al balcone si affacciò mia madre e ci chiese se fosse passato un camion. Noi ragazzi ci guardammo perplessi: ma che domanda era?, solo dopo capimmo.  Mia madre,  che aveva sentito la casa tremare, voleva escludere che fosse stato un terremoto; ma lo fu eccome: 6.8 della scala Richter.

Quasi dieci anni dopo la terra cominciò di nuovo a innalzarsi lentamente, noi non lo percepivamo ma la costa salì di ben 20 centimetri e a Pozzuoli di ben 150 centimetri, e si un metro e mezzo. Le spiagge divennero più ampie e i moli e le banchine più alte  rendendo più difficili gli attracchi. Pozzuoli fu sgombrata tra le proteste della popolazione e così divenne per alcuni anni una città disabitata e triste. Questa pure sarebbe una bella storia dove tragedie umane si mescolano alla speculazione edilizia. La vita ha sempre facce diverse.

Cosa fosse veramente un terremoto lo scoprii però a 26 anni. Il 23 novembre del 1980, abitavo al quinto piano di una casa in tufo a piazza Montesanto,  la scossa  durò circa 90 secondi: un’eternità. Credetti che la casa sarebbe crollata. La morte mi sembrò vicina, avevo in braccio mio figlio di tre mesi e pensai che non fosse giusto per lui.  Ma ce la cavammo, anche questa è un’altra storia che mi piacerebbe raccontare.

Tre anni dopo il bradisismo riprese. Allora abitavo a Quarto, al primo piano di in una casa di due piani. Ci abituammo a sentire il letto traballare e ce ne restavamo tranquilli. Le scosse erano di così breve durata  da non farci paura. La più forte raggiunse i 4.9 della scala Richter. 

L’altra notte ho sentito la scossa di magnitudo 4, sono rimasto a letto, quando è terminata  ho fatto un giro per casa, ho rassicurato mia figlia e mio genero che vivono con me allietando la mia casa con il loro piccolo di tre anni e sono tornato a dormire vicino a mia moglie.

Il giorno dopo ho ricevuto diverse telefonate da amici e parenti che non vivono a Napoli, preoccupati per le notizie che si rincorrono in televisione e sul Web. Si sono meravigliati nel sentirmi così calmo e lo capisco. Ma a loro ho ripetuto una verità che a me pare evidente: noi viviamo da sempre su una terra che trema. Fin da bambino ho conosciuto il terremoto. Lo temo, certo, ma lo accetto. Così il popolo napoletano. La sua particolare visione della vita io credo nasca proprio dalla consapevolezza che non esiste la stabilità. Viviamo l’oggi intensamente e allontaniamo ogni inutile tentativo di prevedere. Il domani non ci fa paura., perché sappiamo che la terra tremerà ancora. E noi saremo sempre qui a viverlo.

Mario Bianchi Written by:

Nato il secolo scorso. Ama andare in giro fra libri e piccoli borghi. Monogamo da sempre, sta bene in famiglia e con gli amici, in loro compagnia ama bere del buon vino e fumare tabacco.

2 Comments

  1. Pietro
    15 Marzo 2025
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    Caro Mario le tue esperienze di vita sismica e di vissuto sociale sono come le mie. Le tue considerazioni conclusive le condivido . La speranza è che presto ci sia un periodo di tregua per dare in poco di riposo al fisico ed alla mente.

  2. Angelo Cauccio
    17 Marzo 2025
    Reply

    Sono rimasto favorevolmente colpito dal tuo modo di raccontare la tua esperienza di vita nei campi flegrei che denota una bella filosofia di vita. La leggerezza e chiarezza del tuo scritto mi spinge a invitarti a continuare a scrivere. È stato veramente molto piacevole leggerti.

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